scovato nelle crepe dei muri *loading* volte
Ho un avverbio per morire oggi: incondizionatamente.
Ma è tempo di caccia e lo stato esige il rispetto delle tradizioni. I capelli vanno svolti, lavorati, annodati con tutto ciò che occorre. Le ghirlande rosse di famiglia che se ci soffi dentro non funzionano, le scarpe comode, le scarpe coi tacchi, quattro virtù (ma ricorda, non di più, perché resti sempre al tuo nemico una possibilità di ucciderti), qualche grammo di terra, tre giustificazioni di cui una gialla, che sia scomoda come il sole affinchè non ti ci possa abituare, i dentini da latte, cinque o sei lingue di uomo appuntate come farfalle, una mano destra di ricambio, mezzo sorriso di circostanza (riconvertibile in denaro se non consumato durante il viaggio) e il ritratto del tuo malessere femmina preferito (commissionato ad un pittore emergente).

Angoisse, sempre bella e mora nei decenni,
mio minotauro da stomaco, posa qui il tuo sesso di vetro.
Lo sai, i capelli vanno svolti, lavorati, annodati con tutto ciò che occorre, infine riavvolti a poco a poco fischiettando la cantilena dell’uomo nero.
