scovato nelle crepe dei muri *loading* volte
Ho un aldilà da polso che sfoggio solo quando piove
e tutti i passanti mi chiedono a quando il lieto evento?
Beatriz chiamo il Luna Park sotto la nuca. Lei beve. Lei beve gli intrugli del mondo e non vuole che questa sembri una storia scritta da chi non sa proseguire oltre le tre righe. Perciò non fa domande, non cerca spiegazioni. Parola d'amore fracassami, niente di più. Lei muore una volta sola, senza leggere le etichette: Ad ricreationem vel remedium tristitiae vel nexiarum cogitatiorum.
Beatriz chiamo lo spaventapasseri che si veste da donna. Lui monta parrucca e petto e non se ne parla più, né del pene né del delitto. Beatriz chiamo la preterizione con il fascino dell'hoola hop e, Puttana Eva, sono ancora qui che dimeno il bacino.
Penultime parole per un'altra donna
«Mia cara, la passione che mettevi ieri sera a scomporti meticolosamente davanti a me, la tua confusione, non avrebbero potuto riscuotere maggior successo, fino al punto di ignorare – ed è solo un dettaglio – che il gioco di pazienza dei cento aliossi del tuo piede spiccava a meraviglia sul velluto del tuo intestino.
Vuoi che domani sistemiamo il cappello con i tulipani neri dela tua matrice e proviamo stavolta a sollevare la pelle a partire dal sedere lungo la schiena fino a velarti tutta la faccia, tranne il sorriso? Così sarebbe pronto per domenica pomeriggio. Per lunedì proporrei il cappello-doppio, sosia del tuo viso dal vero; per martedì: il cappello mani, e mercoledì: il cappello seni. Per giovedì metteremo a punto quella forma che a te piace tanto: l'ala sinistra dell'osso iliaco del tuo bacino, accuratamente ornata da un filo per cucire nero che, accompagnandola, sottolineerà la superficie, si abbasserà lievemente verso il tuo orecchio e tu sarai bella.»
Hans, che ora riposa in pace nel mio armadietto dei medicinali.