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scovato nelle crepe dei muri *loading* volte

Lo Scarabeo di Eva

martedì, 05 ottobre 2004

In fondo si è trattato di un viaggio, uno di quelli in cui occorre ricordarsi che quando il mercante della quinta strada esige due parole di ringraziamento tu gliele devi dare, ma si è trattato comunque di un semplice viaggio. Conosciuta la zitella del paese, Primavera, l'ho convinta ad imparare a memoria qualche raccontino drammatico da spacciare per vita vissuta ai bambini che si avvicinano al suo albero per tirarle sassi e burlarsi di lei.

 Si chiacchiera di una improvvisa caduta in uno stato di incoscienza, di infelicità vuota e catatonica, di un'ingenuità che al pomeriggio germoglia in un che di allegria spaventevole per poi lasciarsi fagocitare dall'odore di crostata alle ciliege della cartolaia Ingrid.

Ho detto «Ti amo» al primo venuto come promesso nelle poesie scritte a quindici anni, era un falegname.

Il corridoio del ritorno non è poi così lungo, uccido coloro che mi attendevano, trascino i corpi fuori dalle rispettive stanze per ammassarli tutti di fronte allo sgabuzzino (non c'è bisogno di nasconderli) e ritualmente chiudo tutte le porte. Entra un ispettore panciuto, sostituisce una lampadina nuova con una lampadina nuova: la regina di quadri, il mese precedente declassata a sguattera dei piani bassi, si avvolge di profumo costoso e tagliuzza il basilico con la mezzaluna. Il re dorme ad occhi aperti e dalle tasche perde confezioni in blister da 14 compresse per il trattamento dell'esofagite da reflusso erosiva. Il gatto Romeo passa il Mocho per tutta la casa sbuffando e circumnavigando con attenzione il corpicino-Giulietta in mezzo alla sala. Che le pulci migrino via veloci una dopo l'altra, poi insieme, senza dire una parola, senza un saluto, senza una formalità, senza inventarsi una scusa da raccontare con poco impegno mentre ci si espone sempre più fuori dalla porta, è ciò che chiamo Matematica.

 

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 17:22 | link | commenti (3)

lunedì, 11 ottobre 2004

TEATRO ANATROCCOLO, Lettera Z


Protagonista: lo scaffale in alto, quello a cui arrivo soltanto saltando

Antagonista: Angoisse (sostituisce la prima attrice, caduta in esaurimento nervoso)

Personaggio numero 1: Beatrice, la mosca con le unghie lunghe

Personaggio numero 2: Moira, la mosca con le unghie corte

Personaggio numero 4: la porta, cigola come un ratto indispettito ogni 4 minuti precisi anche se non la apri/chiudi

Personaggio numero 5: «Hai ragione»



Si svolgono cinquine di dialoghi in sabellico tra le pareti color fegato del suo bagno. Le voci più insistenti sono quelle del neon asino, di Beatrice (la mosca con le unghie lunghe) e di un restauratore fatto prigioniero durante la battaglia di Anùma. Eva non ci fa troppo caso e mostra sempre ospitalità; a volte si traveste da cameriera versione sado-maso e con passetti piccoli piccoli offre a tutti tazze bollenti e vuote con cui scaldarsi le mani.

Moira, la mosca dalle unghie corte che perse la voce in un incidente d'infanzia, si poggia sul dizionario sabellico-italiano che cerco di memorizzare e mi domanda con gli occhi tutto ciò che posso darle, io le dico: «Hai ragione». Chiudo il libro e vi chiudo Moira.



La parola «morte» ha il più grande numero di rime che si possa vantare, sta sullo scaffale in alto, quello a cui arrivo soltanto saltando.



Chiudo la porta numero 4.


























affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 18:10 | link | commenti (1)

martedì, 12 ottobre 2004

SUPPLICA, come la principessa che vuole diventare cortigiana e fugge dal trono che le spetta

Restauratore,

traduci le mie labbra,

rincorri il mio idioma solo fingendo di non poterlo catturare,

ti fornirò secchiello ed insetti volteggianti.



Fissa salda in gola la mia lingua secca,

accentua i miei zigomi,

chè l'epoca odierna non ammette più questa tristezza ostentata.



Inspessisci le mie palpebre, che sembrino chiuse, affinchè io veda ciò che gli altri pensano

e falle chiare come due ventri o come il tappo della crema per signore.



Restauratore, traduci le mie labbra,

incidile come coroncine di ferro per pietre matte.



Rimetti a posto la mia anima,

che sia splendente e crudele,

rendi moderno il mio muscolo cardiaco.



Restauratore, lascia un occhio dei tuoi nel posacenere,

guarda ciò che ero e non ciò che sono diventata.













































affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 18:27 | link | commenti (2)

mercoledì, 13 ottobre 2004

 

Secondo Appuntamento


Restauratore,

leggi le mie ossa sporgenti come fondi di caffè, prendine una, da souvenir.


affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 22:53 | link | commenti (1)

venerdì, 15 ottobre 2004

 

Teatro anatroccolo, lettera V


Protagonista: quando imbiancano la mia parola

Antagonista: la regina di quadri

Personaggio numero 6: lo sposalizio

Personaggio numero 7: la smorfia



Il trono mostra la carnagione, un folkloristico colore sedia elettrica.

Lo sposalizio, ingrassato come l'omino michelin, passeggia irritato aspettando novembre.


Dimenticavo lo scarabeo: se ne sta a pancia all'aria agitando le zampette, ogni tanto sibila il nome scientifico (per di più in latino) di qualche malattia antica come la sua specie, ma Eva non ha occhi che per me.





affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 10:13 | link | commenti (2)

sabato, 16 ottobre 2004

Mi corteggia. Con gli occhioni, uno tossico l'altro cerbiatto, lentamente svita il tappo della china, passa il becco imbevuto sul collo del botticino lasciando per qualche istante che scoli e lo solleva come un'arma mai impugnata, lo maneggia come una canzone che dice: «Only happy when you hurt/ Only deadly in a swarm/ Only healthy in the dirt/ Only empty in your arms», lo lecca come una caramella al gusto di ferita. Con l'altra mano rovescia l'inchiostro freddo sulla mia spalla, diretto al seno il rivolo nero scende e dimagrisce come un'orda di guerrieri sfoltiti dalla difesa autoctona ma giunge tiepido e biafra al sesso. Io alzo gli occhi non più sorpresa ed Eva gracchia: «Sei mia».

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 12:39 | link | commenti

Teatro anatroccolo, lettera U


Personaggio numero 10: dove sono gli spigoli?esigo gli spigoli!

Personaggio numero 8: il veleno

Personaggio numero 102: Vera, la babysitter

Personaggio numero 11: va beh', faro a meno degli spigoli...

Ruolo striato porpora e verde acido: il tavolo


Al tavolo quadrato giallo (modello psichiatria infantile ma giallo vecchio) tre donne sedute e legate da collari fra di loro, Angoisse, Eva e Vera, l'ultima arrivata. Lo scarabeo, beffato dalla crudeltà femminile, fa da centrotavola, dritto dritto e agghindato con un merletto a mo' di tutù.

Prendo in prestito il costume da cameriera sado-maso e a passetti piccoli piccoli (occorre entrare bene nella parte) servo ad ognuna una bevanda differente, poi mite mi allontano lasciando le loro mani scivolare sul mio grembiule. Non si sveglieranno che fra una decina di giorni.


Un boccone più grande ogni tanto ci vuole.




affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 20:20 | link | commenti

domenica, 17 ottobre 2004

 

Da sempre qui le finestre hanno un'estetica tutta loro. Sotto i tuoi occhi non più increduli cambiano da nuove di zecca, levigate e lucide, a spente, maltrattate, a sfondate poi abbandonate e marcescenti. Il tutto in un loop che nessuno mai interrompe ma tutti prima o poi scorgono, lì dove inesistenti ricompaiono imponenti e fiere. Anche loro hanno coscienza e pudore, al momento del "punto e a capo" accentuano il difetto, come il braccio di un vecchio che cede con maggiore evidenza e sembrano dire: so che sai...

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 18:50 | link | commenti

lunedì, 18 ottobre 2004

 

... e i vetri non concedono nulla, riportano dentro ciò che c'è dentro, mentre l'esterno è solo una vecchia carta da parati su cui ciò che si muove, dicono, sarà solo un paio di ragnetti. Riportano dentro ciò che c'è dentro ma con me si divertono prima a mostrare la pancia trasparente e priva di organi dare direttamente sul mare, come un balcone in un hotel lussuoso di Capri, il mare tutto, il mare lungometraggio di ogni cosa.

Riportano dentro ciò che c'è dentro: il raccapriccio per la connivenza perfetta, spasmodica e pulita di ciò che mai l'uomo vorrebbe stesse insieme.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 20:46 | link | commenti

martedì, 19 ottobre 2004

 

Amore spolpami, tira fuori tutti i miei organi, tu che ne conosci il luogo e la gradazione, tu che conosci la pendenza di ogni mia malattia. Allestisci un decoroso banchetto, lascia che prendano aria, spillali con prezzi stracciati ma scegline uno e fallo costoso quanto basta per essere invendibile, non strillare e guardami morire.


Quando sarà tempo mi ricomporrai, parte per parte, imbottita come un pupazzo, garantita come tubi d'acciaio.


affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 19:49 | link | commenti (3)